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La Rosa Canina

Ci siamo dedicando ad esaminare alcune piante utili per rafforzare i nostri naturali sistemi di difesa durante l’attuale emergenza COVID-19.

Dato lo spazio limitato a disposizione, abbiamo volutamente rimandato ad un successivo invio, l’analisi di un’altra straordinaria risorsa che la Natura ci fornisce come supporto in questo momento, ovvero la Rosa canina. La Rosa canina è un membro del genere Rosa e della Famiglia delle Rosaceae. Il genere Rosa contiene oltre 100 specie ampiamente diffuse in Asia, Europa, Medio Oriente e Nord America.
Si stima che circa il 25% di tutte le specie di Rose cresca in Turchia, soprattutto nelle regioni dell’Anatolia centrale e nord-orientale, in particolare a Gumushane e nelle città vicine. La Rosa canina è la specie di rosa spontanea più comune in Italia, l’antenata delle rose coltivate.
Il naturalista romano Plinio le attribuì il nome “Rosa canina” per via della convinzione che la radice della pianta potesse curare il morso di un cane rabbioso. L’uso della Rosa canina nelle prescrizioni risale a Ippocrate, ma non è chiaro per cosa venisse utilizzata. Come pianta medicinale entrò in piena fioritura nella Seconda Guerra Mondiale. Quando la Gran Bretagna non fu in grado di importare agrumi freschi, il governo organizzò la raccolta dei falsi frutti di Rosa canina, i cinorrodi, che erano noti per essere ricchi di Vitamina C. Trasformati in sciroppo i cinorrodi hanno contribuito a prevenire lo scorbuto e, oggi, la pianta è ritenuta essere una preziosa fonte di Vitamina C.
Tuttavia, il fitocomplesso di Rosa canina comprende anche molti altri composti benefici, tra cui acidi fenolici, proantocianidine, tannini, flavonoidi, triterpeni pentaciclici e minerali. Inoltre, può essere considerata una fonte alternativa di licopene, contenendone,2mg/1.
La Rosa canina presenta numerose proprietà biologiche, come effetti antiossidanti, antinfiammatori, antiulcerogeni, anti-obesità, antidiabetici, diuretici, antimutageni, anticarcinogeni, anti-artritici, neuroprotettivi e antimicrobici, sia antibatterici che antivirali. A proposito dell’attività antivirale, è interessante osservare come il Virus sia parte della Rosa fin dall’origine. Moltissime delle Rose in commercio, infatti, se non prodotte da seme o da piante non infette, presentano virus latenti; sono in grado di rimanere sane per anni, mostrando ad un certo punto segni della malattia per poi magari non mostrarne più.
La Rosa canina rappresenta una delle piante medicinali più comunemente utilizzate nella Medicina tradizionale dei Paesi occidentali e asiatici per il trattamento di diverse malattie, tra cui problemi della sfera ORL. Nella Medicina tradizionale europea, trovava impiego come farmaco lassativo, diuretico, anti-gotta e anti-reumatismo. I frutti di Rosa canina sono consumati come fonte naturale di Vitamina C sotto forma di tè, snack, marmellata, nettare e polpa essiccata. Vi è anche un notevole interesse per questa specie in varie sfere commerciali, in particolare alimentari, farmaceutiche, e industrie cosmetiche. La moderna ricerca farmacologica, attraverso numerosi studi in vitroin vivo e clinici, ha confermato gli usi tradizionali della Rosa canina:
Ѐ ampiamente dimostrata la sua attività a livello del sistema immunitario dove esercita effetti immunomodulatori. Ha comprovata efficacia nei soggetti iporeattivi, soprattutto in quelli predisposti a patologie ricorrenti delle vie respiratorie. È inoltre un ottimo presidio antianemico, grazie allo stimolo positivo per l’assorbimento del ferro e allo stimolo diretto alla produzione di emoglobina. In più, presenta attività antinfiammatoria, vasoprotettiva e antiossidante: tutte queste proprietà sono legate anche, ma non soltanto, al suo ricco contenuto in Vitamina C. È noto infatti come quest’ultima sia in grado di produrre numerosi effetti positivi, a carico di vari sistemi dell’organismo, ma in particolare sul Sistema Immunitario, quali aumento di produzione di interferone, aumento della funzione fagocitica, grazie ad una maggior produzione di ossido nitrico nei macrofagi, aumento della risposta immunitaria cellulo-mediata, per inibizione dell’apoptosi dei linfociti T, aumento della replicazione dei linfociti sia T che B, con conseguente aumento della produzione degli anticorpi e aumento dell’attività delle cellule NK. Inoltre dobbiamo ricordare la capacità di disintossicazione dell’organismo dall’istamina. Questo effetto antistaminico della Vitamina C è importante come sostegno dei fattori immunitari locali.
Interessante è anche il suo effetto mucolitico. Questa proprietà aiuta la fluidificazione delle secrezioni dense, favorendo l’accesso delle cellule immunocompetenti sul sito dell’infiammazione.
Sembra inoltre che la Rosa canina abbia azione antinfluenzale e antivirale in genere, grazie alla capacità di inibire la neuraminidasi.
Oltre alla Vitamina C, i cinorrodi contengono alti livelli di polifenoli e Vitamine A ed E, tutti elementi che aiutano a rafforzare e proteggere il sistema immunitario.
Sono inoltre molto interessanti le numerose evidenze scientifiche riportanti che il consumo di Rosa canina può determinare un miglioramento dei segni di osteoartrite e di altre malattie articolari come l’Artrite Reumatoide. Una revisione sistematica ha mostrato che la riduzione dei segni dell’Osteoartrite attraverso il consumo di Rosa canina è nettamente superiore a quella determinata dalla glucosammina. Tale effetto è stato associato alle proprietà antinfiammatorie del fitocomplesso di Rosa canina che sono state confermate in studi sia in vivo che in vitro con metodi diversi, come anche dimostrato dall’attività di inibizione di COX-1 e COX-2. L’estratto di Rosa canina, se assunto quotidianamente, allevia i sintomi dell’osteoartrite determinando una maggiore espressione genetica di specifici fattori anabolici (collagene di tipo I e aggrecano) e una ridotta espressione di fattori catabolici (metalloproteinasi della matrice 3,7 e 13.
Peraltro, la Rosa canina è stata tradizionalmente utilizzata per la prevenzione e la terapia dell’Artrite ReumatoideStudi clinici hanno dimostrato che, grazie alla ricchezza del suo fitocomplesso, la Rosa canina riduce i sintomi associati all’infiammazione reumatoide.
Si è dimostrata anche in grado di ridurre la chemiotassi di leucociti polimorfonucleati, neutrofili e monociti del sangue periferico, oltre a diminuire i livelli di proteina C-reattiva,la produzione di diverse citochine proinfiammatorie chiave (TNF-α, IL-1β, IL-6, IFN-γ, IL-12) e di chemochine CCL5 (RANTES. A tal proposito, giunge spontaneo il collegamento ad un farmaco, il Tocilizumab, usato per trattare l’Artrite Reumatoide attiva, da moderata a grave, così come l’Artrite Idiopatica Giovanile, e che in questi giorni viene visto come possibile arma per contrastare la letalità da SARS-CoV-2. In un trial clinico iniziale, i medici cinesi hanno infatti usato il Tocilizumab in venti casi gravi di COVID-19 per prevenire una reazione eccessiva del Sistema Immunitario con conseguente insufficienza d’organo e morte. Diciannove pazienti sono stati dimessi dall’ospedale entro due settimane e uno è migliorato, secondo quanto riferito dalla China’s National Health Commission.

Nella speranza di aver fornito al lettore qualche spunto interessante, come non immergersi nell’atmosfera evocata da Fernando Pessoa?

“Niente si sa, tutto si immagina. Circondati di rose, ama, bevi, e taci. Il resto è niente.”

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L’ Uncaria
uno straordinario esempio dell’importanza
del fitocomplesso

L’Uncaria tomentosa è la più conosciuta delle piante medicinali peruviane e la più frequentemente rappresentata in letteratura. Appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, è una liana con fusto legnoso originaria del bacino amazzonico ed ampiamente distribuita in Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Guyana francese, Guyana, Nicaragua, Panama, Perù e Venezuela. È comunemente nota anche come “unghia di gatto” (dallo spagnolo “uña de gato”) per la presenza alla base dei piccioli delle foglie di spine ricurve, a forma di uncino, che la pianta usa per sostenersi con altre specie vegetali quando vuole cercare delle zone più luminose e che ricordano appunto le unghie di un gatto. Alla stessa ragione si deve il nome botanico Uncaria, mentre tomentosa significa ricoperto di peli con aspetto fioccoso, come di cotone, quasi feltroso.

La droga della pianta è rappresentata dalla corteccia del fusto utilizzata a scopo medicinale, sotto forma di decotto, già dagli antichi Inca, i quali hanno poi trasmesso le loro conoscenze ad altri nativi peruviani. L’Uncaria ha infatti trovato impiego nelle pratiche tradizionali e culturali in Sud America per secoli, specialmente in Perù; era classificata come una “pianta calda” o, più precisamente, per condizioni calde (infiammazioni) tra cui artrite, gastrite, asma e infiammazioni del derma e del tratto genito-urinario. Veniva anche usata per il trattamento di diabete, tumori, infezioni virali, disturbi mestruali, convalescenza e debolezza. Esistono riferimenti a gruppi indigeni come gli Asháninkas nell’uso di preparazioni di Uncaria come “pianta potente” per ripristinare la salute. Era infatti considerata un’erba sacra tra gli Asháninkas e altre tribù indigene dell’Amazzonia peruviana. Secondo il ricercatore austriaco Klaus Keplinger, l’Uncaria serviva a questi gruppi tribali come mezzo per “regolare i mondi fisico e spirituale”. Dal punto di vista dell’Etnobotanica, quanto più è considerata una pianta tra i popoli nativi e tanto più potente spesso si dimostra essere in Medicina.

Sebbene i suoi usi da parte dei guaritori nativi fossero noti da quasi un secolo, l’Uncaria ha ricevuto attenzione per il potenziale valore medicinale solo dopo che Keplinger ne ha iniziato a studiare le proprietà farmacologiche nel 1974; la sua ricerca ha infine portato allo sviluppo di numerosi estratti con proprietà immunomodulanti. Nel 1994, l’OMS ha organizzato a Ginevra una conferenza sulle proprietà dell’Uncaria che, in quell’occasione, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale come pianta medicinale. Nel 1997 è stata addirittura classificata come la settima erba più popolare nelle vendite negli Stati Uniti. In natura sono noti almeno due chemiotipi di Uncaria tomentosa che appaiono botanicamente identici, ma sono chimicamente diversi nel loro contenuto di alcaloidi. Un chemotipo contiene prevalentemente alcaloidi ossindolici pentaciclici (POA) con assenza o scarsa presenza di tetraciclici (TOA), l’altro contiene invece TOA con pochi/senza POA. È stato riportato che i TOA agiscono in modo antagonista ad alcune attività dei POA, fatto che ha creato una vera e propria controversia oltre a portare allo sviluppo di prodotti a base di Uncaria rigorosamente TOA-free. Tutto ciò, poiché i primi studi sull’Uncaria si sono concentrati proprio sui POA come componenti attivi, con la maggior parte dei ricercatori che attribuiva ad essi gli effetti biologici di questa pianta. Inizialmente, i POA sono stati associati ad aumento della fagocitosiStudi successivi ne hanno descritto l’efficace azione antiproliferativa in leucemie, glioma, neuroblastoma e carcinoma midollare della tiroide, dovuta in parte ad attività pro-apoptotica. Gli effetti antinfiammatori e antineoplastici dell’Uncaria potrebbero essere anche dovuti alla riduzione dell’espressione dell’NFkB, un effetto che, a sua volta, regola l’espressione del TNF-a. Riducendo quindi l’espressione di NFkB, l’Uncaria tomentosa riduce anche i livelli di TNF-a e intensifica la propria azione antinfiammatoria.
Tuttavia, ricerche più recenti mostrano chiaramente che l’attività farmacologica è attribuibile ad una vasta gamma di composti polari. L’Uncaria tomentosa contiene, oltre a POA e TOA, una varietà di altri metaboliti secondari bioattivi, quali glicosidi, triterpeni poliossigenati e procianidine.
Nel fitocomplesso di Uncaria troviamo, infatti, le procianidine che presentano proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antivirali. Altri componenti sono poi i glicosidi dell’acido quinovico con attività antivirale, antiossidante, antinfiammatoria, antitumorale e con capacità di riparare il DNA danneggiatoDiversi studi dimostrano una sostanziale azione protettiva antimutagena dell’Uncaria, associata al suo potenziale antiossidante.

Stephen Harrod Buhner, erborista ed esperto di fitoterapia, autore di numerosi libri, ha meglio chiarito la controversia su POA e TOA. Una revisione della letteratura mostra che una singola serie di studi in vitro, non confermati da studi su animali o nell’uomo, ha evidenziato che i TOA, in una soluzione a base di componenti isolati dell’Uncaria, in alcune circostanze, hanno avuto impatti negativi sull’attività dei POAQuesto è ben lungi dal mostrare che i TOA inibiscano l’azione dei POA nel corpo umano. Peraltro, i TOA utilizzati nello studio sono incompleti per la pianta. Ne sono stati utilizzati solo due, mentre l’Uncaria contiene almeno altri cinque TOA. Inoltre,la quantità dei due TOA utilizzati supera quella rilevata nella pianta stessa. Questi erano componenti isolati estratti dalla loro matrice vegetale e purificati. All’interno dell’intera pianta, ovvero nel fitocomplesso, si verificano azioni sinergiche tra i numerosi prodotti chimici vegetali. Non ci sono prove che in tutta la forma vegetale questi TOA inattivino nulla. Buhner considera le piante straordinariamente complesse e sostiene che di solito la pianta intera funziona meglio rispetto al singolo componente bioattivo isolato poiché il corpo prende ciò di cui ha bisogno dall’intero spettro dei principi attivi del fitocomplesso. Sempre Buhner, riferendosi alle piante, afferma che “Non sono droghe grezze sebbene possano ancora essere viste in quel modo dal modello occidentale. La maggior parte possiede tra 100 e 1.000 costituenti chimici e ha azioni complesse all’interno del corpo. Sono doni che la natura ha fornito”.

In sintesi, l’Uncaria grazie alle significative proprietà benefiche per la salute può trovare applicazione nei seguenti ambiti:
– osteoartrite e artrite reumatoide: molteplici studi ne hanno confermato l’uso per migliorare
significativamente, senza effetti collaterali, sia l’artrosi che i sintomi dell’artrite reumatoide
– riparazione del DNA e immunomodulazione
– attività antivirale
– malattie neoplastiche: ha dimostrato attività antimutagena, antiproliferativa e proapoptotica in
  diverse forme tumorali, oltre ad essere risultata utile nel migliorare la qualità di vita e ridurre
  l’affaticamento nei malati di cancro
– neuroprotezione

Risulta dunque particolarmente evidente come l’attività farmacologica dell’Uncaria tomentosa sia dovuta all’azione sinergica dei componenti del fitocomplesso. Volendo quindi sfruttare al massimo il potenziale benefico di questa pianta sarà necessario ricorrere a preparati quali EIE Uncaria nel quale, grazie all’innovativa tecnica di estrazione idroenzimatica, troviamo tutti i componenti bioattivi che la natura ci fornisce per questa straordinaria pianta.

Utili associazioni sono con:
– Astragalo, Rosa canina: per l’effetto immunomodulante e di aiuto alla ripresa delle normali funzioni
fisiologiche in corso di convalescenze prolungate.
– Echinacea, Artiglio del diavolo, Propoli: per una naturale funzionalità del sistema immunitario e delle
vie respiratorie.
– Aloe, Curcuma: per il potente effetto sinergico in prevenzione della patologia tumorale e come
coadiuvanti in corso di chemioterapia e radioterapia.
– Ribes nero: quando necessiti una sinergia d’azione in corso di patologie con forte componente
infiammatoria.

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Rune Cristalline – Le tre età dell’Anima: Primo Aett

sabato 7 marzo

Rune Cristalline – Le tre età dell’Anima è un percorso di consapevolezza pensato e condotto da Barbara e Claudio.

Le energie delle Rune e dei Cristalli si uniscono in un percorso evolutivo per portare consapevolezza e realizzazione nel cammino di ogni partecipante. Se hai un intento da realizzare connesso ad un aspetto della tua Vita, questo percorso può aiutarti a migliorare la chiarezza del tuo obiettivo e la connessione alle tue risorse personali per realizzarlo.
Chiederemo alle Rune, sostenute dai Cristalli associati, quale passo fare per armonizzare l’intento proposto. Sarai direttamente tu, facendone esperienza diretta, a sentire cosa risuona con te e a decidere su che archetipo lavorare.
Barbara e Claudio ti accompagneranno in ogni momento di questo cammino.

Rune Cristalline si svolge in tre incontri, in piccolo gruppo, rappresentanti ognuno un Aett e un’età dell’Anima, una maturità da guadagnarsi per ottenere i nostri obiettivi, ma ognuno è un passo a sé: è pertanto possibile partecipare anche solo a uno o a due incontri.

Per Informazioni:
Quarzo Rosa 0549 900828
Via del Serrone, 114 Murata (RSM)

Barbara è una ricercatrice spirituale, di discendenza sciamanica Lakota. Dopo aver conseguito due lauree in campo scientifico (Biologia Molecolare e Biologia Marina) le è divenuto chiaro il bisogno di unire le due parti della sua anima: la sciamana e la ricercatrice si sono fuse insieme e nel 2011 ha incontrato il Reiki. Dal 2014 è Reiki Master e dal 2016 Naturopata.
Ogni passo mosso nella sua formazione professionale è volto a portare in modo tangibile, serio e qualificato, il Benessere Olistico a tutti. Sia come terapeuta che come insegnante si prefigge l’obiettivo di trasmettere consapevolezza e conoscenza in modo semplice e serio. La potete trovare anche qui: NaturoMystica

Claudio è Master Reiki Usui, attivato al Reiki Deva (o Reiki Angelico) e ha conseguito il Master in Cristallopratica. Nei trattamenti che propone, unisce sinergicamente le discipline studiate e l’esperienza del decennale lavoro su di sè che tuttora porta avanti. Lo potete trovare anche qui: Ermete Cristallino

Barbara e Claudio si riconoscono e collaborano sin dal loro primo incontro e insieme hanno creato questo metodo di evoluzione personale Rune Cristalline e il trattamento a 4 mani e 2 cuori Cielo e Terra.

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