fbpx

L’ Uncaria uno straordinario esempio dell’importanza del fitocomplesso

L’ Uncaria
uno straordinario esempio dell’importanza
del fitocomplesso

L’Uncaria tomentosa è la più conosciuta delle piante medicinali peruviane e la più frequentemente rappresentata in letteratura. Appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, è una liana con fusto legnoso originaria del bacino amazzonico ed ampiamente distribuita in Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Guyana francese, Guyana, Nicaragua, Panama, Perù e Venezuela. È comunemente nota anche come “unghia di gatto” (dallo spagnolo “uña de gato”) per la presenza alla base dei piccioli delle foglie di spine ricurve, a forma di uncino, che la pianta usa per sostenersi con altre specie vegetali quando vuole cercare delle zone più luminose e che ricordano appunto le unghie di un gatto. Alla stessa ragione si deve il nome botanico Uncaria, mentre tomentosa significa ricoperto di peli con aspetto fioccoso, come di cotone, quasi feltroso.

La droga della pianta è rappresentata dalla corteccia del fusto utilizzata a scopo medicinale, sotto forma di decotto, già dagli antichi Inca, i quali hanno poi trasmesso le loro conoscenze ad altri nativi peruviani. L’Uncaria ha infatti trovato impiego nelle pratiche tradizionali e culturali in Sud America per secoli, specialmente in Perù; era classificata come una “pianta calda” o, più precisamente, per condizioni calde (infiammazioni) tra cui artrite, gastrite, asma e infiammazioni del derma e del tratto genito-urinario. Veniva anche usata per il trattamento di diabete, tumori, infezioni virali, disturbi mestruali, convalescenza e debolezza. Esistono riferimenti a gruppi indigeni come gli Asháninkas nell’uso di preparazioni di Uncaria come “pianta potente” per ripristinare la salute. Era infatti considerata un’erba sacra tra gli Asháninkas e altre tribù indigene dell’Amazzonia peruviana. Secondo il ricercatore austriaco Klaus Keplinger, l’Uncaria serviva a questi gruppi tribali come mezzo per “regolare i mondi fisico e spirituale”. Dal punto di vista dell’Etnobotanica, quanto più è considerata una pianta tra i popoli nativi e tanto più potente spesso si dimostra essere in Medicina.

Sebbene i suoi usi da parte dei guaritori nativi fossero noti da quasi un secolo, l’Uncaria ha ricevuto attenzione per il potenziale valore medicinale solo dopo che Keplinger ne ha iniziato a studiare le proprietà farmacologiche nel 1974; la sua ricerca ha infine portato allo sviluppo di numerosi estratti con proprietà immunomodulanti. Nel 1994, l’OMS ha organizzato a Ginevra una conferenza sulle proprietà dell’Uncaria che, in quell’occasione, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale come pianta medicinale. Nel 1997 è stata addirittura classificata come la settima erba più popolare nelle vendite negli Stati Uniti. In natura sono noti almeno due chemiotipi di Uncaria tomentosa che appaiono botanicamente identici, ma sono chimicamente diversi nel loro contenuto di alcaloidi. Un chemotipo contiene prevalentemente alcaloidi ossindolici pentaciclici (POA) con assenza o scarsa presenza di tetraciclici (TOA), l’altro contiene invece TOA con pochi/senza POA. È stato riportato che i TOA agiscono in modo antagonista ad alcune attività dei POA, fatto che ha creato una vera e propria controversia oltre a portare allo sviluppo di prodotti a base di Uncaria rigorosamente TOA-free. Tutto ciò, poiché i primi studi sull’Uncaria si sono concentrati proprio sui POA come componenti attivi, con la maggior parte dei ricercatori che attribuiva ad essi gli effetti biologici di questa pianta. Inizialmente, i POA sono stati associati ad aumento della fagocitosiStudi successivi ne hanno descritto l’efficace azione antiproliferativa in leucemie, glioma, neuroblastoma e carcinoma midollare della tiroide, dovuta in parte ad attività pro-apoptotica. Gli effetti antinfiammatori e antineoplastici dell’Uncaria potrebbero essere anche dovuti alla riduzione dell’espressione dell’NFkB, un effetto che, a sua volta, regola l’espressione del TNF-a. Riducendo quindi l’espressione di NFkB, l’Uncaria tomentosa riduce anche i livelli di TNF-a e intensifica la propria azione antinfiammatoria.
Tuttavia, ricerche più recenti mostrano chiaramente che l’attività farmacologica è attribuibile ad una vasta gamma di composti polari. L’Uncaria tomentosa contiene, oltre a POA e TOA, una varietà di altri metaboliti secondari bioattivi, quali glicosidi, triterpeni poliossigenati e procianidine.
Nel fitocomplesso di Uncaria troviamo, infatti, le procianidine che presentano proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antivirali. Altri componenti sono poi i glicosidi dell’acido quinovico con attività antivirale, antiossidante, antinfiammatoria, antitumorale e con capacità di riparare il DNA danneggiatoDiversi studi dimostrano una sostanziale azione protettiva antimutagena dell’Uncaria, associata al suo potenziale antiossidante.

Stephen Harrod Buhner, erborista ed esperto di fitoterapia, autore di numerosi libri, ha meglio chiarito la controversia su POA e TOA. Una revisione della letteratura mostra che una singola serie di studi in vitro, non confermati da studi su animali o nell’uomo, ha evidenziato che i TOA, in una soluzione a base di componenti isolati dell’Uncaria, in alcune circostanze, hanno avuto impatti negativi sull’attività dei POAQuesto è ben lungi dal mostrare che i TOA inibiscano l’azione dei POA nel corpo umano. Peraltro, i TOA utilizzati nello studio sono incompleti per la pianta. Ne sono stati utilizzati solo due, mentre l’Uncaria contiene almeno altri cinque TOA. Inoltre,la quantità dei due TOA utilizzati supera quella rilevata nella pianta stessa. Questi erano componenti isolati estratti dalla loro matrice vegetale e purificati. All’interno dell’intera pianta, ovvero nel fitocomplesso, si verificano azioni sinergiche tra i numerosi prodotti chimici vegetali. Non ci sono prove che in tutta la forma vegetale questi TOA inattivino nulla. Buhner considera le piante straordinariamente complesse e sostiene che di solito la pianta intera funziona meglio rispetto al singolo componente bioattivo isolato poiché il corpo prende ciò di cui ha bisogno dall’intero spettro dei principi attivi del fitocomplesso. Sempre Buhner, riferendosi alle piante, afferma che “Non sono droghe grezze sebbene possano ancora essere viste in quel modo dal modello occidentale. La maggior parte possiede tra 100 e 1.000 costituenti chimici e ha azioni complesse all’interno del corpo. Sono doni che la natura ha fornito”.

In sintesi, l’Uncaria grazie alle significative proprietà benefiche per la salute può trovare applicazione nei seguenti ambiti:
– osteoartrite e artrite reumatoide: molteplici studi ne hanno confermato l’uso per migliorare
significativamente, senza effetti collaterali, sia l’artrosi che i sintomi dell’artrite reumatoide
– riparazione del DNA e immunomodulazione
– attività antivirale
– malattie neoplastiche: ha dimostrato attività antimutagena, antiproliferativa e proapoptotica in
  diverse forme tumorali, oltre ad essere risultata utile nel migliorare la qualità di vita e ridurre
  l’affaticamento nei malati di cancro
– neuroprotezione

Risulta dunque particolarmente evidente come l’attività farmacologica dell’Uncaria tomentosa sia dovuta all’azione sinergica dei componenti del fitocomplesso. Volendo quindi sfruttare al massimo il potenziale benefico di questa pianta sarà necessario ricorrere a preparati quali EIE Uncaria nel quale, grazie all’innovativa tecnica di estrazione idroenzimatica, troviamo tutti i componenti bioattivi che la natura ci fornisce per questa straordinaria pianta.

Utili associazioni sono con:
– Astragalo, Rosa canina: per l’effetto immunomodulante e di aiuto alla ripresa delle normali funzioni
fisiologiche in corso di convalescenze prolungate.
– Echinacea, Artiglio del diavolo, Propoli: per una naturale funzionalità del sistema immunitario e delle
vie respiratorie.
– Aloe, Curcuma: per il potente effetto sinergico in prevenzione della patologia tumorale e come
coadiuvanti in corso di chemioterapia e radioterapia.
– Ribes nero: quando necessiti una sinergia d’azione in corso di patologie con forte componente
infiammatoria.