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Il Lampone

Il LAMPONE

Il Lampone (Rubus idaeus L.) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Rosaceae, originario dell’Europa e di alcune zone dell’Asia. Il suo nome scientifico significa “rovo del monte Ida” perché secondo la mitologia greca i frutti venivano raccolti sull’isola di Creta, su cui sorge appunto il monte Ida, da Afrodite, dea dell’amore. Notizie di coltivazioni sono state trovate negli scritti di Palladio del IV secolo, e le sementi sono state scoperte nei resti delle fortificazioni romane in Gran Bretagna. Pertanto, si pensa che i Romani ne abbiano diffuso la coltivazione in tutta Europa[1],[3]. Nell’Europa medievale,le bacche selvatiche del Rubus idaeus venivano utilizzate per scopi medicinali e i loro succhi per dipinti e manoscritti. Oggi ci godiamo questi frutti come prelibatezze della natura da consumare sia come tali sia come ingredienti in molti piatti, salse, insalate e bevande.

I lamponi rossi contribuiscono al valore nutrizionale di una dieta. Sono tra le fonti alimentari più ricche di fibra, fornendone 6,5 g/100 g di peso fresco. Inoltre contengono Vitamina C, Magnesio e una varietà di altri nutrienti, come Potassio, Vitamina K, Calcio e Ferro. Oltre a ciò, sia nel frutto che nelle foglie di Rubus idaeus, troviamo componenti fitochimici con attività biologica documentata, molti dei quali inizialmente sono stati indagati per le loro proprietà antiossidanti in vitro. Alcuni di questi composti vengono ora riconosciuti per la capacità di influenzare le vie di segnalazione cellulare che influenzano i recettori, i trasportatori, l’espressione genica e altri eventi cellulari. Il pacchetto di nutrienti e componenti bioattivi forniti dal Rubus idaeus ne suggerisce un importante ruolo protettivo nella salute umana.

Per secoli, le foglie di Lampone sono state tradizionalmente utilizzate per curare vari disturbi di salute e indurre il travaglio durante la gravidanza[4]. Dal 1983, sono state incluse nella Farmacopea britannica nel 2012 l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha pubblicato una monografia sulle foglie di Rubus idaeus.. Tuttavia, il contributo più notevole per la salute dell’uomo pare essere attribuibile alle loro proprietà antiossidanti. Contengono infatti polifenoli come flavonoidi e tannini; tra questi ultimi, che nella foglia secca raggiungono concentrazioni dal 2,5% al 6,9% (p/p), i composti principali sono gli acidi ellagici, che hanno dimostrato capacità di neutralizzare i composti cancerogeni e persino di contribuire all’autodistruzione delle cellule tumorali.
Ulteriori ellagitannini identificati in queste foglie sono i dimeri sanguiina H-6 e H-10, e i trimeri lambertianina D e lambertianina C, nonché il metil gallato. Il secondo gruppo più abbondante nelle foglie di Lampone è rappresentato dai flavonoidi. La quantità di flavonoidi nelle foglie di Rubus idaeus è significativamente superiore a quella dei frutti dove costituiscono invece solo una piccolissima frazione dei composti bioattivi. Troviamo poi piccolissime quantità di acidi fenolicidiversi dall’acido ellagico, tra cui principalmente caffeico e clorogenico, e terpenoidi, tra cui mono e sesquiterpeni, come terpinolene e 3-oxo-alfa-ionolo, nonché triterpeni, come alfa e β-amirina, squalene e cicloartenolo.

Le foglie di Lampone sono tradizionalmente usate in Europa per vari disturbi ginecologici, quali mestruazioni, travaglio e per disturbi del tratto gastrointestinale (diarrea). Altri usi tradizionali includono quello di gargarismo astringente e, meno spesso, per le condizioni croniche della pelle e per il trattamento della congiuntivite. La Monografia europea sulle foglie di Lampone ne ha approvato l’utilizzo come medicinale vegetale tradizionale per il sollievo sintomatico di spasmi minori associati alle mestruazioni, per il trattamento sintomatico di lievi infiammazioni di bocca e gola e per la diarrea.

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Sono usate come tonico uterino e tè per la gravidanza, in generale, da almeno due secoli. Anche se questa pianta è spesso erroneamente raccomandata per indurre il travaglio, il suo ruolo attuale è quello di aumentare il flusso di sangue verso l’utero e aiutare le fibre muscolari uterine in una contrazione più organizzata. Gli studi indicano che alcuni componenti della pianta, come la fragrarina, un alcaloide, agiscono direttamente sulla muscolatura liscia. Ricerche sugli animali mostrano dati contrastanti in termini di effetto delle foglie di Lampone sulla muscolatura uterina. Alcuni studi mostrano un effetto contrattile, mentre altri mostrano un effetto rilassante. Gli usi storici includono la prevenzione dell’aborto, la prevenzione della gravidanza post-termine[18]. Le foglie di Lampone, inoltre, erano probabilmente consumate come supporto nutrizionale perché, come abbiamo visto, la pianta contiene molte sostanze nutritive. Nel complesso, dalla letteratura scientifica disponibile, preparazioni a base di foglie di Lampone sembrano ridurre il rischio di gravidanze post-termine e sono sicure per l’uso generale. Uno studio randomizzato controllato condotto su 192 donne non ha mostrato effetti avversi per la madre o il bambino, evidenziando una seconda fase del travaglio più breve (una differenza media di 10 minuti) e uno scarso tasso di utilizzo del forcipe. Oltre a questi lavori in ambito prettamente ginecologico, numerosi studi testimoniano altre sorprendenti proprietà delle foglie di Rubus idaeus, tra cui soprattutto una spiccata attività antiossidante, più forte dei rispettivi estratti di foglie di more; la capacità antiossidante è dovuta principalmente al contenuto in antociani e ellagitannini che contribuiscono rispettivamente per circa il 25% e il 52% all’attività antiossidante totale[24]. Si ritiene che le antocianine del Lampone inibiscano l’attivazione del complesso NF-KB grazie all’effetto inibitorio sull’espressione di NOX 1 (NADPH ossidasi di tipo 1), enzima che svolge un ruolo cruciale nelle fasi precoci dello sviluppo dell’aterosclerosi e nel diabete mellito. Inoltre, su colture di cellule epiteliali di carcinoma laringeo umano, Hep2, le foglie di Lampone hanno dimostrato capacità di aumentare i livelli di Glutatione.
Forti evidenze suggeriscono per la pianta del Lampone attività chemiopreventiva e chemioterapica attraverso la modulazione di più bersagli molecolari. Il suo potenziale antitumorale è stato correlato, almeno in parte, proprio alla ricchezza in antociani antiossidanti: nella via intrinseca, il trattamento delle cellule cancerose con antociani si traduce in un aumento del potenziale di membrana mitocondriale, del rilascio del citocromo c e della modulazione delle proteine anti-apoptotiche caspasi-dipendenti. Nel percorso estrinseco, le antocianine modulano l’espressione dei fattori pro-apoptotici FAS e FASL (ligando FAS) nelle cellule tumorali con conseguente apoptosi. Numerosi lavori hanno studiato l’effetto delle antocianine nei trattamenti antitumorali, evidenziando che possono agire sulle funzioni cellulari di base legate allo sviluppo del cancro e inibire la crescita dei tumori inducendo l’arresto del ciclo cellulare e promuovendo l’apoptosi. In diversi lavori si è osservato che il Lampone influenza i fattori di rischio della malattia cardiovascolare agendo sia su quelli emergenti, quali stress ossidativo, infiammazione e funzione endoteliale, sia sui tradizionali, quali lipidi, lipoproteine e pressione sanguigna; l’acido ellagico, il principale prodotto di degradazione degli ellagitannini, sembra contribuire in maniera rilevante a questi effetti. Come ulteriore conferma, studi in vitro hanno evidenziato per l’estratto di foglie di Lampone attività antipiastriniche sul sangue intero, dove i neutrofili giocano un ruolo fondamentale nel mediare questo loro effetto. Nonostante infatti non ostacoli il metabolismo ossidativo dei neutrofili né influenzi l’espressione dei recettori per i neutrofili, l’estratto di foglie di Lampone si dimostra in grado di ridurre il livello di specie reattive dell’ossigeno prodotte dai neutrofili. Questi risultati, combinati con le già note interazioni dei composti polifenolici (molto presenti nelle foglie di Lampone) con la via purinergica dell’attivazione piastrinica, possono complessivamente spiegare gli effetti inibitori sull’aggregazione piastrinica.
Altro aspetto importante è quello relativo alla sua attività antidiabetica: numerosissime evidenze suggeriscono che componenti del fitocomplesso del Lampone hanno un effetto che potrebbe essere clinicamente rilevante nella prevenzione e/o nella gestione del diabete. Studi in vitro e dati su animali in vivo hanno dimostrato azioni antiossidanti, antinfiammatorie e insulino-sensibilizzanti nei tessuti chiave, in particolare nel tessuto adiposo. Queste attività hanno portato a una riduzione della glicemia e delle proteine glicate. Infine, i chetoni del Lampone hanno negli ultimi anni attirato l’attenzione per il loro potenziale antiobesogeno. L’interesse è stato sollecitato da una ricerca del 2005 condotta sui roditori che ha rilevato una riduzione dell’aumento di peso dopo 5 e 10 settimane di supplementazione con chetoni del Lampone (2% della dieta) in una concomitante dieta ricca di grass. Lo studio che, come indicato dagli autori, prendeva spunto dal riconoscere somiglianze strutturali con capsaicina e sinefrina, composti noti per esercitare azioni antiobesogene e alterare il metabolismo lipidico, ha evidenziato che la supplementazione con chetoni del Lampone ha prevenuto l’aumento del peso corporeo e dei livelli di tessuto adiposo epatico e viscerale (epididimo, retroperitoneale e mesenterico) indotto dalla dieta iperlipidica. Inoltre, il contenuto di triacilglicerolo epatico è stato ridotto, mentre la lipolisi indotta dalla noradrenalina è risultata significativamente aumentata nelle cellule adipose dell’epididimo di ratto portando gli autori a concludere che i chetoni del Lampone prevengano e migliorino obesità e steatosi epatica, alterando il metabolismo dei lipidi e in particolare aumentando la lipolisi indotta dalla noradrenalina negli adipociti bianchi. Lavori più recenti, condotti su adipociti (cellule 3T3-L1) hanno confermato gli effetti dei chetoni del Lampone sul metabolismo lipidico degli adipociti, incluso l’aumento della lipolisi, l’ossidazione degli acidi grassi e l’inibizione dell’accumulo di lipidi. A ciò si aggiunge, un lavoro del 2018 che ha dimostrato come la supplementazione concomitante di chetoni del Lampone con un regime dietetico a ridotto introito calorico moduli efficacemente i cambiamenti neurodegenerativi indotti dall’obesità e ritardi la progressione della malattia di Alzheimer. 

Pertanto, il fitocomplesso presente nell’estratto di foglie di Lampone, alla luce delle evidenze riportate in letteratura, rappresenta non solo un alleato della donna per i disturbi del ciclo mestruale e l’azione riequilibrante ormonale, ma, grazie all’attività antiossidante, antinfiammatoria e stabilizzante metabolica, riveste un importante ruolo di promozione della salute nel modulare il rischio di malattie croniche moderne, in particolare diabete mellito, obesità, malattie cardiovascolari e neurodegenerative, che condividono legami metabolici, ossidativi e infiammatori.

Utili associazioni sono con:
– EIE Olivo per l’azione antiossidante, ipotensiva e ipolipemizzante
– EIE Sati’ per l’attività ipoglicemizzante e di recupero della corretta sensibilità insulinica
– EIE Boswellia per le problematiche dismetaboliche, l’azione neuroprotettiva e la prevenzione
antitumorale
– EIE AgnocastoEIE Salvia e EIE Withania per la loro azione sinergica nei disturbi legati al periodo
del climaterio
– EIE Galanga per l’azione neuroprotettiva e la prevenzione antitumorale.

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