Echinacea

Echinacea

L’Echinacea è una pianta molto popolare, comunemente utilizzata per combattere l’influenza e il raffreddore. Appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è diffusa in tutto il Nord America. Al genere Echinacea appartengono nove specie; quelle di interesse fitoterapico sono tre: pallida, angustifolia e purpurea.

L’impiego terapeutico dell’Echinacea risale ai nativi americani delle pianure del Nord America che la usavano, soprattutto la varietà angustifolia, per scopi medici generali, già centinaia di anni prima dell’arrivo di esploratori e colonizzatori europei.

All’inizio del 1800 l’ Echinacea divenne un rimedio erboristico popolare per coloro che si erano stabiliti negli Stati Uniti. Agli inizi del XX secolo, anche in Europa entrò nella prassi di utilizzo comune come rimedio di prima scelta per il raffreddore e l’influenza e come anti-infettivo fino all’avvento dei moderni antibiotici.

La prima importante ricerca clinica condotta con Echinacea angustifolia risale al 1913-1916, ad opera di un tenente dell’esercito degli Stati Uniti, il Dr. V. von Unruh, il quale usò per via iniettiva un preparato non alcolico di E. angustifolia, insieme ad un composto di Inula helenium, nel trattamento dei pazienti con tubercolosi. Tra 150 pazienti, osservò un recupero del 100% in quelli con malattia polmonare incipiente, un arresto del 50% in quelli con malattia moderatamente avanzata, ma nessun successo in quelli con tubercolosi ad uno stadio avanzato [1], [2]. Nella sua ricerca, durata più di quattro anni, von Unruh scoprì che l’estratto acquoso di Echinaceainnalzava l’indice opsonico, rendendo i batteri più suscettibili alla fagocitosi, aumentava il potere fagocitico dei leucociti, migliorava la leucopenia e l’iperleucocitosi, aiutando a regolare la conta leucocitaria se insufficiente o eccessiva, e normalizzava la percentuale di neutrofili maturi bilanciando il numero di fagociti primari per le infezioni [2].

Oggi noi sappiamo che questi risultati osservati da von Unruh sono dovuti al complesso mix di principi attivi contenuti nell’Echinacea. In essa troviamo infatti polisaccaridi, in particolare arabinogalattano e xilani, che sono la frazione che ha mostrato la migliore attività immunostimolante [3].
È fondamentale evidenziare che questi principi attivi li troviamo nella pianta fresca, nel succo di pianta fresco e nelle tisane, mentre sono assenti nelle preparazioni idroalcoliche, essendo gli zuccheri insolubili in alcol. L’arabinogalattano è l’unico polisaccaride presente anche in estratti idroalcolici, ma solo se il tasso alcolico non è troppo elevato (< 30%).
I polisaccaridi dell’Echinacea attivano le cellule natural killer e i macrofagi, stimolando la fagocitosi di microrganismi patogeni e cellule tumorali, mediante induzione della produzione di TNF-α, IL-1 e interferone; inoltre aumentano la proliferazione, e quindi il numero, dei linfociti B [4], [5], [6]. Praticamente, né più né meno, quel che von Unruh osservò tra il 1913 e il 1916!

ltri principi attivi sono i polifenoli, come l’acido clorogenicol’acido caffeico e i suoi derivati, e l’acido cicorico, che svolgono azione antinfiammatoria e antivirale, tale da ostacolare la penetrazione dei virus nelle cellule sane rendendo pertanto ragione della consuetudine di utilizzo dell’Echinacea come valido strumento nel contrastare il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti e delle relative complicanze [7]. L’echinacoside, in particolare, derivato dell’acido caffeico combinato con ramnosio e glucosio, svolge, tra le altre, azione antiossidante, antibiotica e batteriostatica ed antivirale [8], [9], [10].

Infine, troviamo le alchilamidi, come l’isobutilammide, presenti in quantità considerevoli nella radice di Echinacea angustifolia e in quantità ridotte in quella di E. purpurea, che hanno dimostrato, in vitroattività antinfiammatoria attraverso l’inibizione della COX e della 5-LOX. Le alchilamidi possiedono, in vitroattività anti-ialuronidasied anche antifungina, in particolare nei confronti di Candida spp. L’effettivo potere anti-ialuronidasico della pianta è confermato da numerosi studi clinici in cui si esamina la velocità e la modalità di guarigione di una ferita sottoposta all’azione risolvente degli estratti di Echinacea [11].

Diventa dunque ancora più rilevante il supporto del trattamento con Echinacea in caso di infezioni streptococciche: lo Streptococco produce infatti ialuronidasi che favoriscono la diffusione dell’infezione ai tessuti; l’azione di inibizione di questi enzimi da parte dell’Echinacea, unitamente alla sua attività promuovente la fagocitosi, le cellule natural killer e l’aumento dei livelli di properdina, la rendono un valido aiuto nella terapia integrata, sia in acuto che in prevenzione, delle infezioni da Streptococco b-emolitico di Gruppo A (GABHS, Group A Beta Haemolytic Streptococcus) [12].

L’estratto idroenzimatico di Echinacea angustifolia (radice) che Adamàh propone, grazie alla metodica estrattiva utilizzata, è un concentrato dei principi attivi appena esaminati ed è presente nei seguenti prodotti: http://www.erboristeriasanmarino.com/Prodotto/estratto-idroenzimatico-echinacea-30ml/