Equiseto

Equiseto.

Fin dall’antichità l’Equiseto fu usato grazie alle sue grandi proprietà, per affezioni dell’apparato respiratorio, come antidiarroico, e nelle emorragie specie nasali e come emostatico generale; altro tropismo di questa straordinaria pianta è l’apparato escretore renale e intestinale per i suoi effetti diuretici e cicatrizzanti anche nelle ulcere intestinali. Inoltre grazie al suo alto contenuto di silicio l’equiseto si consiglia per chi è affetto da patologie ossee.

 

Le proprietà curative e gli usi della coda cavallina o Equiseto contro la tubercolosi

NOME SCIENTIFICO: equisetum arvense . Etimologia equi=cavallo seta=pelo grosso, crine , per la somiglianza delle sue foglie e della sua forma con la coda dei cavalli. Arvense da arvum cioè campo,  pianta che cresce nei campi.
NOMI VOLGARI: coda cavallina dei campi, cosa equina, erba rugna, rasperela, rasparela, rasperella,  codabussina, coa ad caval, cucitolo. Horse tail, Pewtwrwort, Bottlebrush, Shavegrass (ingl)
Prèlr, Queue de cheval, Prèle de champs, Queue de renard (fr.) Coda de caballo, Equiseto (sp).

Una pianta antichissima

E’ comparsa sulla terra circa 350 milioni di anni fa ( periodo carbonifero) e da allora è rimasta inalterata evolutivamente parlando, salvo le dimensioni che allora erano maggiori. La pianta è diffusa in tutti i continenti tranne che in Australia.

Curiosità

Il nome rasperella deriva la latino asper= ruvido, rugoso e si riferisce ad un uso antico, la si impiegava infatti per lisciare il legno per lo più ma un uso di questo tipo pare sia stato fatto anche per levigare avorio e altri materiali. Del resto il contenuto di silicio la rende alquanto abrasiva.

Usi e Proprietà in sintesi

Fin dall’antichità l’Equiseto fu usato per affezioni dell’apparato respiratorio, come antidiarroico, e nelle emorragie specie nasali e come emostatico generale; altro tropismo di questa straordinaria pianta è l’apparato escretore renale e intestinale per i suoi effetti diuretici e cicatrizzanti anche nelle ulcere intestinali. Nonostante le grandi proprietà curative di molte patologie, la pianta fu, nel corso dei tempi alquanto dimenticata. Sostiene Maria Treben (grande erborista austriaca) che a trarla dall’oblio in cui cadde fu il medico naturista e parroco dr Kneipp che la considerava “unica insostituibile e inestimabile” contro emorragie,disturbi renali, e delle vie urinarie, i  calcoli e la renella, ulcere cancerose, piaghe purulente, e necrosi ossea, problemi e malattie polmonari (tubercolosi e bronchite cronica).

Attorno al silicio ruotano la gran parte delle proprietà dell’Equiseto.

L’analisi chimica dell’Equiseto mostra una gran ricchezza di minerali, infatti ha notevolissime proprietà rimineralizzanti. Il contenuto in ceneri riferito al peso secco è di circa il 20 %, in pratica tutti minerali tra cui figurano: potassio, calcio, sodio, magnesio, azoto, zolfo, fosforo e molti oligoelementi ma il più rappresentato quantitativamente è il silicio sotto forma di silice (SiO2) mediamente valori intorno al 6/8 % quindi il 30/40% delle ceneri è costituito da silicio.
Poiché una delle attività principali dell’Equiseto gravita attorno alla rigenerazione tissutale sia a livello dermico, osseo, polmonare, le ricerche sono state indirizzate verso gli apparati più direttamente coinvolti; sono quindi state eseguite analisi dei contenuti in silicio che hanno evidenziato una concentrazione notevole in silicio proprio nei tessuti in cui il tropismo dell’Equiseto è specifico. Il contenuto medio di silicio nel corpo umano è pari allo 0,01%  mentre  nel timo, ghiandole surrenali, polmoni, pancreas, milza, fegato, cuore, reni, cervello, muscoli assume concentrazioni notevolmente superiori. Nella pelle, unghie, e capelli il contenuto è ancora più elevato.

Silicio e ossa, una stretta relazione

Fin dagli inizi del secolo scorso sono state messe in evidenza le relazioni sinergiche del silicio nella formazione del tessuto osseo. In Francia la somministrazione di silicio a bambini con ritardato sviluppo scheletrico portò al rapido recupero dei valori ottimali di crescita.
Altre ricerche hanno evidenziato che in molti casi di demineralizzazione ossea  la perdita di calcio era preceduta dalla perdita di silicio che  era quantitativamente e proporzionalmente maggiore rispetto al calcio e ad altri minerali.
Nei soggetti tubercolotici la perdita di silicio del tessuto polmonare è notevole. Ciò dimostra il perché l’Equiseto sia consigliato nei soggetti tubercolotici, se poi teniamo in considerazione che l’organo che contiene più silicio è in assoluto il timo seguito dalle gh. Surrenali e dai polmoni, si può ipotizzare che la somministrazione di Equiseto possa influire positivamente a livello del sistema immunitario (Timo) sull’equilibrio dei minerali (Surrenali parte corticale) e sui polmoni (cicatrizzazione delle lesioni tubercolari).
Esistono ormai numerose ricerche che dimostrano il ruolo primario del silicio nei processi di riparazione di traumi e fratture ossee.

Anche il sistema nervoso ne trae beneficio.

Maria Treben cita il neurologo Wagner Jauregg che nei suoi scritti dice “ due terzi di tutti i malati di nervi non dovrebbero essere ricoverati negli istituti se fossero sani i loro reni” la Treben continua dicendo di aver salvato molte persone da problemi nervosi grazie ai semicupi di equiseto, ma aggiunge che per questi casi è indispensabile anche l’uso della tisana a base di Equiseto,Ortica e Achillea. Oggi si sa che il silicio favorisce l’assorbimento del fosforo componente essenziale dei fofolipidi contenuti in quantità nel tessuto nervoso. Se poi aggiungiamo che l’Equiseto e ricchissimo anche di fosforo e alti minerali ed oligoelementi possiamo spiegarci le azioni riequilibranti sul S.N.

Equiseto e cancro

Tra le proprietà dell’Equiseto figura anche quella anticancerosa. Assodato dalla ricerca scientifica che nei tessuti cancerosi si ha un forte squilibrio minerale con perdita imponente di Silicio, Magnesio, calcio e ferro, non dovrebbe stupire che l’apporto massiccio di minerali (contenuti in abbondanza nell’Equiseto) possa giovare in tali patologie; d’altro canto ricerche epidemiologiche hanno evidenziato la minore incidenza di cancro nelle aree geografiche ove i terreni sono più ricchi di silicio e magnesio.

Per concludere come usare questa pianta ?

E’ sicuramente da prediligere la pianta in toto, in quanto la ricchezza terapeutica sta in gran parte nel suo contenuto minerale. Bisogna tenere conto che in caso di a-ipocloridria gastrica sarebbe bene somministrare almeno il succo di mezzo limone in concomitanza della pianta e durante il pasto.
La forma migliore di somministrazione è la sospensione  integrale di pianta fresca, (S.I.P.F.) seguita dalla compresse o polvere di pianta.